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Trento, 3 novembre 2015
Verde pubblico sull'area inquinata
Un bosco cittadino alla ex-SLOI

di Lucia Coppola
da l’Adige di martedì 3 novembre 2015

In questi giorni l'opinione pubblica è fortemente sollecitata da una serie di proposte di grande impatto politico, sociale, economico nonché sanitario. Tra tutte, spicca quella della Provincia di spostare il Nuovo Ospedale di Trento, meglio conosciuto come Not, da via Mas al Desert a Mattarello. Scelta che sta raccogliendo molte comprensibili perplessità soprattutto da parte del Comune, che si sente ancora una volta scavalcato su un'opera che ha sì carattere provinciale ma insiste sul territorio cittadino.

Trento risentirà infatti in modo significativo del peso e dell'impatto dei lavori, delle modifiche al piano regolatore e di una progettazione «balenga» e ondivaga, che confonde e sconcerta. Si dice tutto e poi il contrario di tutto, si investe in progetti fantasma e si perde denaro pubblico a iosa, si determinano con grande disinvoltura e superficialità, a ogni cambio di governo, nuova viabilità, nuove infrastrutture, differenti modi di interpretare e vivere il territorio.

Ma in questi mesi, l'attenzione dei media, anche nazionali, ha posto in rilievo pure il triste primato del Trentino Alto-Adige, cuore della produzione frutticola nazionale con oltre il 70% della produzione nazionale di mele, per quanto attiene l'utilizzo di fitofarmaci, meglio noti come pesticidi. L'Ispra, l'Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale, non certo di stampo ambientalista ma decisamente governativo (risponde infatti al ministero dell'Ambiente), registra che da noi si utilizzano più di 40 Kg di pesticidi per ettaro, contro i 9 utilizzati a livello nazionale.

Ciò che serve a Trento e al Trentino è produrre cibo di più alta qualità e rispettoso della salute dei contadini e dei consumatori, dato che i pesticidi vengono rinvenuti nella polvere delle abitazione poste vicino alle coltivazioni, nei corsi d'acqua, nell'urina, anche nei periodi di non trattamento, nel latte delle mamme e persino nei cordoni ombelicali dei bambini. Insomma, la strega di Biancaneve purtroppo abita qui, tra le bianche cime, i pascoli, nei fondovalle resi paesaggisticamente incantevoli dalla distesa di vigneti e meleti.

Tutto ciò si collega anche con la proposta provinciale di spostare il Nuovo ospedale a Mattarello, in un terreno agricolo di pregio (acquistato dalla Provincia per la «modica» cifra di 35 milioni di euro per consentire il progetto della cittadella militare, poi miseramente fallito come molti altri) che ha, tra le altre, una contro-indicazione molto significativa. Infatti a lungo si è disquisito circa la possibilità di destinare quello spazio, prezioso e recuperato, alla sperimentazione di modelli di agricoltura biologica e biodinamica insieme a giovani impegnati nel settore, con l'aiuto e la supervisione degli istituti di ricerca, San Michele e la Fondazione Mach, e seguendo gli esempi virtuosi di imprese già attive sul nostro territorio in produzioni sempre più libere dai veleni.

Dunque grande è la delusione tra i tanti che vedevano di buon occhio la restituzione alla collettività di questo terreno, inutilmente devastato dalle ruspe, sotto forma di spazio condiviso, di orti, vigneti e frutteti rispetto ai quali applicare criteri di eccellenza. Si era anche parlato di orti per bambini e anziani e, più in generale, per i cittadini che volessero mettere «le mani nella terra». Un altro tema all'ordine del giorno dell'agenda provinciale, che si è decisa finalmente a dire qualcosa, e comunale, è quello dei siti inquinati di Trento Nord.

A tutt'oggi l'area Sloi-Carbochimica è ricompresa nell'elenco dei siti di interesse nazionale (Sin). Sappiamo che questo non-luogo, testimone di tante sofferenze e disastri, negli anni è stato oggetto di studi approfonditi e progetti di risanamento, anche perché l'opinione pubblica trentina non ha mai distolto l'attenzione dal problema. Tuttavia - a parte gli studi e i monitoraggi - sembrava, almeno fino a questo momento, che ci fosse un certo disinteresse da parte della Provincia. Si è stentato a dare avvio alle opere di bonifica, benché per la parte pubblica del sito, vale a dire le rogge e le fosse di scolo delle acque, i progetti di recupero siano già pronti da un po'. Si trattava solo di «cantierare», i lavori al momento fermi. Per quanto riguarda, invece, i terreni dei privati, l'immobilismo dimostrato finora non è certamente di buon auspicio. La crisi del settore immobiliare rende evanescente la speranza di recuperare con la vendita degli immobili i fondi necessari per la bonifica.

È evidente che la priorità assoluta è quella di evitare che le situazioni di rischio per danno ambientale si protraggano all'infinito, ma è altrettanto chiaro che un'area così importante, a poche centinaia di metri dal centro storico di Trento, non può essere lasciata nel totale abbandono e disinteresse. Perciò mi è sembrato interessante e opportuno l'intervento dell'assessore Daldoss, che molto saggiamente parla di «città dei parchi, simbolo e modello per l'intero Trentino» a proposito del recupero di aree dismesse e degradate.

È vero, come dice il sindaco Andreatta, che a Trento i parchi sono già molti, ma è altrettanto chiaro che queste zone della città non possono subire l'onta di nuove cementificazioni e che la riqualificazione debba passare attraverso un'inevitabile rinaturalizzazione.

Questo non significa probabilmente che su ciò che resta della ex-Sloi e dell'ex Carbochimica, ci saranno giardini pubblici e bambini vocianti, posto che anche la più accurata delle bonifiche non potrà garantirci dai rischi per la salute, ma l'abbattimento delle strutture fatiscenti, il «sigillare» i terreni avvelenati, il rinverdimento, la restituzione alla natura di questi luoghi, ora rifugio di poveri disperati, sia l'unica strada percorribile.

Perché non piantare alberi creando un vero e proprio bosco, che darà respiro e ossigeno a tutta l'area e compirà negli anni un'opera di rigenerazione paesaggistica e ambientale? O pensiamo davvero di costruirci case, servizi e centri commerciali? Parliamone ma, soprattutto, agiamo.

Lucia Coppola

 

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